a cera persa

la poesia è come la luna, che fa muovere gli orti, il mosto, le maree. la poesia è il fermento che porta sempre a noi.

*

al piano terra ho una doppia cucina:
è quella della nonna, col frigo basso e la bocca del camino.
dovrai usarla per friggere il pesce o per le marmellate
invece tengo riposto l’albero di Natale

di tanto in tanto ci lavo i miei pennelli

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il profumo dell’aglio

vedi amore
solo chanel 19
(hai capito bene n°19, non il n°5)
supera il profumo dell’aglio

eppure tutti lo chiamano odore
sudore, alitore, antiore d’amore
antivampiri e vampori

mi piace farti ridere così
con le mie invenzioni
ma la questione è seria

il sentore d’aglio colloquiale
ti fa scontroso, irriverente
non ti rende degno
di un colloquio di lavoro

i grilli

che quando il nonno andava nella vigna lo seguivo
(uno scrittore coi fiocchi, uno che fa libri per “la scuola”
mi diceva: -se inizi con il ”che”, sei uno
che in scrittura c’ha le palle)
2uindi (e mi piace anche la qu maiuscola a forma di due)
amavo la vigna. il salice raccolto alla cintura
il track del forbicione per potare, l’ardore del sole
dentro lo zolfo. le galline tra un filare e l’altro
che acchiappavano grilli -poveretti
(diremmo adesso) ma anche poveri noi
a non mangiare più le uova di galline
che hanno beccato i grilli

 

mi dai la gravità o me la porti via
da come riesco a tenerti la nuca
creatura perfetta dagli occhi ancora chiusi
una crisalide con le mani sul seno
i capelli, seta ancora da filare
attraversi il tocco bagnato del mare
mi respiri le spalle come fossero tue
fosse tua la mia nascita
la stranezza di un cognome
che ci rende ancora più sorelle

B.G. interregionale

(vecchissima)

Ero qui per un discorso
di mance in sospeso. E a te
tutto bene a casa?

Come vanno i fatti del giorno?

Il ribollire dei tini
la ritirata di Sissi
il lancio dei dadi

sullo scacco matto?

non guardi mai dalla finestra
nemmeno quando abbaia il cane
non sai se l’erba del vicino è la più verde
né dove si ferma l’ambulanza
il senso dell’udito ti percuote ancora

eppure scriviamone adesso
in questo ottobre del 2017
alle ore 15:2029, temperatura 15.5
umidità 48%. parliamone
nella nostra lingua volgare
compito dell’istante
che ci rende testimoni
mentre qualcuno si scalda
per la revisione del catasto
e un altro s’intitola poeta
scrivendo di farfalle e di fiori

sei il luogo esatto della tua anima
colata addosso alle catene, a un abbozzo bianco imboccato al petto

la lingua incapace di dire che mi vorresti incline alla tua mano
ai cerchi dei piedi sazi di sabbia malferma

guarda, non c’è passo davanti , non c’è forza di pane da spartire con i pesci
né Dio che condivida il sale che annebbia il mare lucido sulla pelle

prolungami di te e saremo pasta lievitata, gabbia
che impugna la strada con voci forti di donna

a domani

sto bene in questo albergo vuoto
musicato dai ceppi nel camino
dove il mondo si legge
attraverso gli intagli delle tende

eppure nel silenzio c’è tutto il giro del mondo

vedo il mio passo dentro un grande specchio
e studio una postura principesca:
dritta la schiena, lo sguardo avanti
parlo alle stanze, annuncio di te
che arriverai domani

ma che bella signora la postina
se bussasse due volte
l’uomo da poco la farebbe entrare
per firmare una ricezione e vista l’occasione
calcarla sulla tovaglia.
riderebbe la postina senza immaginare
di impanarsi tra le briciole come carne cruda
macellata contro volontà
battuta, sbattuta di lamento
sulla pelle allargata fino al viso
il pugno, lo sputo della voce
a intimare il silenzio.
i capelli biondi esplosi di rosso
dal collo fino al bianco degli occhi.
all’uomo da poco
con la morte fra le mani
si svelerebbe un tutto tondo
uscito da un grido
fatto contenere nello scavo
in giardino